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GEO: come farsi citare da ChatGPT, Gemini e dalla AI Mode di Google

Sempre più persone chiedono a un'AI invece di cercare su Google. Cos'è la GEO, cosa conta davvero per essere citati nelle risposte e cosa invece è solo rumore.

· Andrea Castegini · 4 min di lettura

Per vent'anni la domanda è stata: come arrivo primo su Google? Oggi se ne aggiunge un'altra. Quando qualcuno chiede a ChatGPT, a Gemini o alla AI Mode di Google "a chi mi rivolgo per rifare il sito a Verona?", il tuo nome compare nella risposta o no?

È questo il campo della GEO, Generative Engine Optimization: rendere un'azienda comprensibile e citabile per i motori che rispondono con un testo invece che con una lista di link. In Italia non è più un tema per addetti ai lavori: le AI Overview di Google sono arrivate il 26 marzo 2025, la AI Mode in italiano l'8 ottobre 2025.

Prima la notizia che nessuno vende: non c'è un trucco

Google lo scrive nero su bianco nella sua documentazione per chi gestisce siti: per comparire nelle AI Overview e nella AI Mode non esistono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali. Una pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire nei risultati normali. Tutto qui.

Quindi chi vende "pacchetti GEO" fatti di formule magiche vende aria. La GEO seria è SEO fatta bene, più un lavoro in più sulla chiarezza: i motori generativi citano chi si capisce subito.

Cosa conta davvero

  1. Un'entità chiara. Il nome dell'azienda deve essere scritto sempre allo stesso modo, ovunque: sito, profili social, LinkedIn, profilo Google, directory. Se in un posto sei "Studio Rossi", in un altro "Rossi Design" e in un terzo "RossiLab", per una macchina sono tre aziende diverse e nessuna è abbastanza solida da essere citata.
  2. Frasi che si possono citare. I claim creativi funzionano per le persone, non per i motori. Serve almeno una frase piana e fattuale: chi sei, dove sei, cosa fai, per chi. Per esempio: "Studio di comunicazione, design e sistemi AI a Verona per le PMI". Mettila in home, nelle FAQ e nella descrizione dei profili.
  3. Risposte alle domande vere. Le persone chiedono alle AI cose precise: quanto costa, quanto ci vuole, cosa cambia tra A e B. Una pagina FAQ onesta e articoli che rispondono a una domanda per volta sono il materiale che i motori riprendono.
  4. Contenuto in testo. Quello che è solo dentro un'immagine, un video o un PDF scansionato per un motore quasi non esiste. Le informazioni importanti vanno scritte nella pagina.
  5. Dati strutturati coerenti. Lo schema.org aiuta a dire chi sei e cosa offri, ma Google chiede una cosa sola: che corrisponda a quello che si legge sulla pagina. Dati strutturati che promettono cose non visibili sono un rischio, non un vantaggio.
  6. Fonti esterne che confermano. Un motore si fida di più di un'azienda che trova descritta in modo coerente in più posti: profilo Google, LinkedIn aziendale, directory di settore, articoli di altri siti. Non conta la quantità di link, conta che raccontino tutti la stessa cosa.
  7. Aggiornamento. Un blog fermo da due anni dice ai motori, e alle persone, che l'azienda è ferma. Un contenuto nuovo e utile ogni settimana vale più di dieci pagine scritte una volta e dimenticate.

Cosa è rumore

Come si misura

La parte scomoda della GEO è che si misura male. Il traffico che arriva dalle AI Overview e dalla AI Mode compare in Search Console insieme alla ricerca normale, nel tipo di ricerca "Web": non c'è una colonna separata. Per le altre AI il metodo più onesto è empirico: una volta al mese fai a ChatGPT, Gemini e Perplexity le domande che farebbe un tuo cliente e annoti se e come compari.

Da dove partire questa settimana

In sintesi

Se vuoi capire come la tua azienda viene descritta oggi dalle AI e cosa sistemare per prima, parliamone.

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