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Decreto 179/2026 sull'intelligenza artificiale: cosa cambia per le aziende dal 23 ottobre

Venerdì 23 ottobre 2026 entra in vigore il decreto italiano che attua l'AI Act. Cosa cambia per chi usa l'AI con i dipendenti, i rischi e i dati, e da dove partire.

· Andrea Castegini · 5 min di lettura

Venerdì 23 ottobre 2026 entra in vigore il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre. Adegua le regole italiane all'AI Act europeo: dice chi controlla, quanto costano le violazioni e cosa devono fare le aziende che usano l'intelligenza artificiale nel lavoro.

La risposta breve: se in azienda usate l'AI per decidere qualcosa sulle persone (chi assumere, chi valutare, chi richiamare), da venerdì l'ultima parola deve restare a una persona, e i lavoratori vanno informati prima. Se usate l'AI per lavorare, va messa nella valutazione dei rischi. Il resto riguarda soprattutto chi sviluppa o vende sistemi AI.

Cosa cambia per chi usa l'AI con i dipendenti

È la parte che tocca più aziende, anche piccole. L'articolo 41 del decreto dice che le decisioni finali sul rapporto di lavoro non possono basarsi solo su un trattamento automatizzato. Vale per:

La decisione finale spetta a una persona che abbia un potere effettivo e autonomo. Un clic di conferma su ciò che ha deciso il sistema non basta.

Altri quattro punti contano nella pratica:

  1. La selezione dei candidati è fuori. Ricerca e selezione non sono "decisioni finali", anche quando escludono qualcuno dalle fasi successive. Restano però le regole del GDPR sulle decisioni automatizzate e il divieto di discriminare.
  2. Il consenso non salva. Anche se il lavoratore è d'accordo, la decisione presa solo dalla macchina resta vietata.
  3. Prima si informa, poi si usa. Il datore di lavoro deve dare l'informativa prevista dalla legge sui sistemi automatizzati prima di avviare il trattamento.
  4. Il lavoratore può chiedere il perché. Su richiesta, una persona deve dargli una motivazione comprensibile, con il peso che ha avuto l'AI e i parametri principali usati.

La conseguenza è pesante: licenziamenti e decisioni presi violando queste regole sono nulli.

L'AI entra nella valutazione dei rischi

L'articolo 42 riguarda la sicurezza sul lavoro. I sistemi di AI che incidono sull'organizzazione, sui ritmi, sul modo di lavorare o su decisioni rilevanti per la sicurezza vanno considerati nella valutazione dei rischi prevista dal testo unico sulla sicurezza (d.lgs. 81/2008). E i lavoratori devono ricevere informazione e formazione adeguate sui rischi legati a questi sistemi.

Tradotto: se un software con l'AI decide i turni, assegna i compiti in magazzino o misura i tempi di chi lavora, non è più solo una scelta di efficienza. Va nel documento dei rischi, come un macchinario nuovo.

Chi controlla e quanto costa sbagliare

Il decreto nomina le autorità. L'ACN, l'autorità per la cybersicurezza nazionale, è l'autorità di vigilanza del mercato e il punto di contatto con l'Unione europea. L'AgID è l'autorità di notifica, che si occupa degli organismi che certificano la conformità. Banca d'Italia, Consob e Ivass vigilano nei loro settori, il Garante privacy nei limiti previsti dall'AI Act.

Le sanzioni arrivano fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo per le pratiche vietate dall'AI Act, e fino a 15 milioni o al 3% per la violazione di altri obblighi previsti dall'AI Act. Sono tetti massimi, non multe automatiche: servono a far capire che la materia non è più facoltativa.

Le parti che possono servire a un'azienda

Non è solo una lista di divieti. Due novità possono essere utili:

Per gli studi professionali c'è un'altra novità: gli ordini dovranno inserire l'AI nella formazione iniziale e continua, con contenuti tecnici, normativi e deontologici (articolo 47).

Da dove partire questa settimana

  1. Fate la lista. Quali strumenti con l'AI usate davvero, chi li usa e per fare cosa. Molte aziende scoprono di averne più di quanti pensavano: dentro il gestionale, il CRM, il software delle presenze.
  2. Segnate quelli che toccano le persone. Selezione, valutazioni, turni, controllo delle prestazioni. Per questi serve una persona che decide davvero e un'informativa data prima.
  3. Aggiornate la valutazione dei rischi con chi segue la sicurezza in azienda.
  4. Scrivete chi decide. Per ogni processo con l'AI, nero su bianco: cosa propone il sistema, chi controlla, chi firma.
  5. Formate chi usa gli strumenti. Non un corso generico: come funziona lo strumento che usa, cosa può sbagliare, quando fermarlo.

È lo stesso modo in cui progettiamo i sistemi AI per le aziende: l'AI prepara, una persona controlla e approva ciò che conta. Con il decreto non è più solo buon senso: per le decisioni sulle persone è la regola.

Questo articolo spiega il decreto in modo semplice e non sostituisce un parere legale o del consulente del lavoro: per i casi specifici fate riferimento al testo ufficiale e ai vostri consulenti.

In sintesi

Se volete capire quali strumenti AI usate già e come metterli in regola senza fermare il lavoro, parliamone.

Fonti

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